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Deus absconditus, anno 99, 3, Luglio-Settembre 2008, pp. 25-32
 

Catherine Mectilde de Bar :
Una Testimone della teologia monastica
nel XVII secolo

Madre  Mectilde è una di quelle donne che attraverso l’ascolto silenzioso della Parola di Dio, alla scuola dei Padri della Chiesa, ha fatto sintesi tra azione e contemplazione, e la sua vita è diventata giorno dopo giorno un inno a Dio.

L’insegnamento mectildiano, in effetti, si radica profondamente nella Sacra Scrittura, “assaporata” attraverso la liturgia. Madre Mectilde incarna un tipo di itinerario spirituale che va dalla liturgia alla lectio divina. In lei, la liturgia è accolta come luogo teologico che consente di comunicare con il mistero di Dio. Quanto alla lectio divina, la Madre ne fa l’esperienza come sorgente di una grande fecondità spirituale. Questa interazione tra Bibbia e liturgia dà vita, nell’ambiente monastico femminile del XVII secolo, a una teologia monastica di cui madre Mectilde de Bar è una testimone privilegiata.

A – Il culto liturgico come luogo della contemplazione del mistero di Cristo

In un’opera su madre Mectilde e la Bibbia, suor Genovefa Guerville sottolinea il fatto che madre Mectilde offre uno “stile di lectio divina” che ha come quadro la liturgia e come supporto sia la lettura personale della Scrittura sia la sua trasmissione attraverso la meditazione dei testi scritturistici proposti dal breviario[1]. La liturgia è l’ambito privilegiato del suo incontro con Dio, dove fa l’esperienza del Cristo vivente e operante nei suoi misteri. Ascoltiamo madre Mectilde :

In questi giorni di festa, le grazie dei misteri ci vengono rinnovate singolarmente perché noi le accogliamo e vi partecipiamo nel modo in cui egli, operandoli, ha voluto[2].

Madre Mectilde propone la meditazione dei misteri di Gesù come fonte di grazie per la vita spirituale. Ecco quanto afferma nel 1694, durante una conferenza tenuta dopo Pasqua:

Ecco alcuni grandi misteri appena trascorsi e di cui dobbiamo ancora essere tutte ricolme: l’Istituzione del Santissimo Sacramento, la Morte e Risurrezione di nostro Signore; aggiungiamoci l’Incarnazione. Vediamo se vi abbiamo partecipato a questi grandi misteri [3].

Tra essi, l’Eucaristia ha un ruolo rilevante ed è verso l’Eucaristia che la Madre volge tutta la sua attenzione, perché sa che è il “mistero di Cristo” [4].

Non c’è mistero che non rechi le sue grazie, ma tutto è racchiuso nell’augusto Sacramento dell’altare [5].

Madre Mectilde introduce nel mistero di Cristo che raggiunge l’uomo con il suo perdono e si offre a lui come alimento per la vita eterna.

Tutte le volte che ci comunichiamo, – afferma – Gesù viene in noi per rinnovare i suoi misteri e renderci partecipi della sua gloriosa Risurrezione [6].

Madre Mectilde è consapevole che questo mistero è una iniziativa pienamente gratuita, che parte da Dio per raggiungere l’umanità e salvarla.

Infatti i misteri – prosegue – di nostro Signore non ci vengono donati che per partecipare alla loro grazia, per operare in noi l’effetto e le grazie che essi racchiudono e per farci vivere un’esistenza conforme a quella di nostro Signore [7].

Madre Mectilde attribuisce grande importanza all’azione liturgica e alla bellezza del culto liturgico. Ha posto grande cura nell’istruire non solo le monache, ma anche le sue corrispondenti laiche, sui misteri e sulle feste dell’anno liturgico[8]. A chi vuole vivere pienamente della grazia battesimale, la Madre fornisce indicazioni utili, frutto della sua personale esperienza. Insegna a pregare perché lei stessa ha sperimentato che «nel sacrificio di lode, nella salmodia, perciò, avviene la manifestazione di Gesù, perché, con il canto dei Salmi, si matura la grazia della compunzione, il nostro cuore si apre per l’incontro con Gesù» [9].

Per “mistero”, madre Mectilde intende il piano e il progetto di Dio che si realizza nella storia, il disegno divino che illumina tutta la creazione e che, pienamente rivelato in Gesù Cristo, introduce l’uomo alla partecipazione alla vita divina. I suoi capitoli e le conferenze coprono tutto l’anno liturgico e includono le feste dei santi.

Chi è avvezzo a leggere madre Mectilde sa quanto ammiri l’opera di Cristo, quanto si sia aperta e lasciata afferrare dalla bellezza della creazione e dalla grandezza della redenzione. Lo esprime  nell’importanza attribuita all’organo e al canto nelle solennità. Guillaume Gabriel Nivers, organista del re e poi maestro di musica della regina, è stato un grande amico di madre Mectilde che fa appello a lui per l’organo e alla figlia per il canto, per solennizzare le messe[10].

Se la Scrittura è la Parola che annuncia il mistero della salvezza, la liturgia è il luogo in cui il mistero della salvezza è percepito esperienzialmente come presente e operante nella sua piena realtà. La fonte principale dell’ispirazione mectildiana è la liturgia che le offre dei testi da commentare e un linguaggio per farlo.

Grazie al breviario, madre Mectilde ha acquisito, attingendo nel tesoro della Chiesa, una grande conoscenza dei Padri e degli autori monastiche che l’hanno preceduta, senza però citare questi ultimi nei suoi scritti, ad eccezione di Bernardo di Chiaravalle e delle monache Mechtilde di Hackeborn e Geltrude di Helfta. Considera la vita contemplativa come desiderio di vedere il volto di Dio, con i cori degli angeli, e di godere con questi spiriti beati della visione eterna della gloria di Dio, come Beda il Venerabile. Possiede una particolare inclinazione all’ammirazione e all’apertura alla bellezza, come Giovanni di Fécamp. Ha espresso stupore e ammirazione verso l’eucaristia come Baldovino di Ford. Entra in quella dinamica in cui l’ammirazione ricompensa la fede e al contempo la alimenta [11].

Nella liturgia accoglie gli orientamenti profondi del suo carisma specifico. Per esempio, nel  comporre l’Atto per giorno dell’Incarnazione, 25 marzo, fa suo il sermone 22 di san Leone che è la 7a lettura dell’Ufficio di Mattutino della solennità dell’Annunciazione.

Volendo tentare di sintetizzare il pensiero di madre Mectilde si potrebbero riprendere alcuni passaggi di una conferenza tenuta dal card. Ratzinger all’abbazia benedettina di Fongombault (Francia) nel luglio 2001.

«Dio – spiega – agisce per mezzo di Cristo nella liturgia e (…) noi non possiamo agire che per mezzo Suo e con Lui. (...) Da noi stessi non possiamo costruire la nostra via verso Dio. Questa via non è percorribile, eccetto il caso che Dio stesso si faccia la via (…) Nella liturgia il Logos stesso ci parla, e non solo parla: viene con il Suo Corpo, la sua anima, la Sua carne, il Suo sangue, la Sua divinità, la Sua umanità per unirci a Lui, per fare di noi “un solo corpo” » [12].

In queste righe si ritrova tutto il pensiero mectildiano.

«Nella liturgia cristiana – continua Ratzinger – tutta la storia della salvezza, anzi tutta la storia della ricerca umana di Dio è presente, viene assunta e portata al suo compimento»[13]. Per madre Mectilde «la liturgia trae la sua grandezza da ciò che essa è e non da ciò che noi ne facciamo» [14], la liturgia «è la Rivelazione accolta nella fede e nella preghiera e di conseguenza la sua norma è la fede della Chiesa, nella quale la Rivelazione è accolta» [15]. 

B – La lectio divina come luogo dell’adesione personale al mistero accolto

Negli Esercizi spirituali o Pratica della Regola, la lectio divina è vivamente raccomandata. La lettura della Sacra Scrittura è nominata prima di quella della Regola[16]. Le monache devono consacrare alla lettura tutto il tempo previsto dalle Costituzioni (del 1675). Ma madre Mectilde attribuisce anche grande importanza alla lettura meditata dei testi dell’Ufficio divino. Un tipo di lectio divina praticato da madre Mectilde è anche quello della lettura liturgica che consente di aderire a un Dio vivo e personale, oggetto della sua oblazione definitiva, che fa così del breviario una via privilegiata di contatto quotidiano e personale con la Sacra Scrittura.[17]. Quanto madre Mectilde confida a Madame de Rochefort ci fa conoscere quanto questa pratica fosse abituale per lei:

Leggevo questa mattina nel Breviario – scrive – che colui che non abbandona suo padre, sua madre, i suoi fratelli e le sue sorelle, tutto ciò che possiede, non è degno di essere discepolo di Gesù Cristo[18].

Quando commenta il Vangelo, madre Mectilde condivide la propria esperienza spirituale e religiosa. Così, a proposito del Vangelo della domenica di sessagesima, scrive a una religiosa verso le due o le tre di notte, «dopo l’ufficio di Mattutino»:

Al ritorno da Mattutino mi è venuta l’ispirazione di dirvi una parola sul santo Vangelo che trovo mirabilmente splendido[19].

Nel suo insegnamento orale o scritto, madre Mectilde si propone come scopo quello di esporre i misteri di Dio, di spiegarli e di trarne conclusioni pratiche per il quotidiano, orientando tutta l’esistenza verso la contemplazione cristiana che «coincide con la piena conoscenza esperienzale della Sacra Scrittura»[20]. In lei il dato di fede è un realtà accolta ed accettata, che si attualizza essenzialmente come esperienza e si manifesta con una trasformazione interiore, una conversione e un orientamento verso il Bene supremo che è Dio.

Madre Mectilde si attiene a questa intelligenza spirituale della Sacra Scrittura che è alla base della vita della Chiesa. In questo essa propone una via che iene ribbadita nell’Instrumentum laboris della XII Assemblea Generale Ordinaria del sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa[21].

Per mezzo della lectio e della continua oratio, i versetti della Bibbia si incarnano grazie a una ruminatio calma e silenziosa, vera tecnica di pacificazione interiore. Si ritrova tra l’altro il termine ruminatio in una conferenza per la XVIII domenica dopo Pentecoste, nella quale madre Mectilde comunica  la sua esperienza:

Non si conosce Gesù Cristo – dice – se non ruminando e nutrendosi dei suoi sacri Misteri, dei suoi stati e delle sue virtù. [22]

Come annota sr. Genovefa nello studio citato, madre Mectilde «non ha studiato la Bibbia per se stessa e sul piano scientifico; ella vi ha cercato l’alimento della sua vita spirituale, la sostanza con cui ha formato la sua dottrina, dato che per lei la Bibbia gode di un’altissima autorità» [23].

Le conferenze bibliche regolari che madre Mectilde dispensa alle sue figlie prima delle principali feste liturgiche, come pure la sua corrispondenza, sono un’autentica miniera spirituale, un tesoro ecclesiale da scoprire, il frutto di una lettura meditata dei testi biblici. La riflessione biblica di madre Mectilde si sviluppa spesso attorno a quattro punti come possiamo vedere in una conferenza per la domenica nell’ottava dell’Ascensione. Ecco il testo:

Il Vangelo di oggi ci dice che lo Spirito verrà a rendere testimonianza a Gesù Cristo. (…) Cosa faremo per disporci ad accogliere lo Spirito Santo? Il Vangelo ci dice che gli Apostoli si prepararono con il ritiro e il silenzio.  (…) Questo ci insegna che dobbiamo rimanere nel silenzio e nella solitudine[24]

Come abbiamo detto, il discorso mectildiano si articola in quattro fasi:

1) richiamo dell’argomento che sarà commentato:

Il Vangelo di oggi ci dice che lo Spirito verrà a rendere testimonianza a Gesù Cristo.

2) enunciato della domanda:

Cosa faremo per disporci ad accogliere lo Spirito Santo?

3) ricerca della risposta nel testo commentato:

Il Vangelo ci dice che gli Apostoli si prepararono con il ritiro e il silenzio.

4) attualizzazione nel quotidiano

Questo ci insegna che dobbiamo rimanere nel silenzio e nella solitudine.

 

Madre Mectilde si sforza quindi di scoprire la manna nascosta nel mistero celebrato e di rendere accessibile alla mente umana le realtà invisibili di Dio. Si percepisce in lei l’abitudine a una lettura ecclesiale e mistica della Bibbia. Interpreta la Sacra Scrittura come l’ha interpretata la tradizione monastica.  «Grazie a un’assidua lectio divina, elle ha avuto spesso la possibilità di scoprire il “senso nascosto delle Scritture” e di offrirlo al lettore attento e capace di non lasciarsi spaventare da un vocabolario segnato dalla sua epoca» [25]. Ella «conosce perfettamente la Sacra Scrittura, la cita a mente. Citazioni e allusioni bibliche scorrono del tutto naturalmente sotto la sua penna e danno un colorito biblico a tutto il suo stile» [26].

L’esperienza biblica da lei fatta è inseparabile dalla sua esperienza liturgica. E’ un’esperienza vissuta nella Chiesa, che si compie nella Chiesa, perché i testi di cui si alimenta madre Mectilde sono ricevuti dalla e nella Chiesa. 

C – La teologia monastica come luogo di espressione dell’esperienza mectildiana

La lectio divina quotidiana ha come scopo la scoperta di un Dio da cercare incessantemente. [27]. Su questa strada, madre Mectilde ha saputo accompagnare verso l’esperienza dell’incontro con Cristo Salvatore grazie alla lectio divina e all’adorazione eucaristica. Si ritrova in lei ciò che forma la caratteristica della teologia monastica sia nell’oggetto: il mistero di Cristo, sia nel metodo: conoscere questo mistero come storia della salvezza, annunciato nella Scrittura e realizzata nell’oggi e nella liturgia[28].

La lettura degli scritti di madre Mectilde consente di scoprire questa teologia monastica nel solco dei grandi scrittori monastici. Come loro, madre Mectilde va direttamente alle fonti, alla Sacra Scrittura e ai Padri della Chiesa.

A proposito di san Bernardo si è parlato dell’esistenza di una «teologia monastica, biblica, cioè di una teologia cha ha il suo primo fondamento nella Parola di Dio: si potrebbe definirla semplicemente come una teologia del primato della Bibbia»[29] definita “monastica” per l’ambiente monastico da cui proviene. Durante il medioevo, sino al XIII secolo, l’espressione “teologia” ha designato «un modo di pregare, che si fonda sull’ascesi e arriva alla contemplazione, e il tipo di conoscenza legato à questa preghiera, che la prepara e ne è il risultato».[30]

Proprio questo si ritrova in madre Mectilde, una teologia biblica e patristica, che nasce dalla preghiera, nel solco di Bernardo di Chiaravalle, che la Madre cita spesso sia nel Prologo delle Costituzioni che nella Giornata Religiosa o nei Capitoli e nelle Conferenze.

Il tipo di teologia monastica mectildiano prende forma nel corso di colloqui familiari che riuniscono tutta o parte della comunità, vere e proprie collatio nelle quali la Sacra Scrittura viene commentata in una interazione di domande e risposte in vista della formazione morale, ascetica e spirituale della comunità monastica.

Come approfondimento speculativo e sapienziale della fede biblica, vissuto in una particolare situazione ecclesiale e liturgica, la teologia monastica è un’adesione globale di fede a uno stato spirituale nel quale si sperimentano la grazia e il peccato, e in cui si vivono la fede, la speranza e la carità.

In madre Mectilde si ritrovano «i valori permanenti di una spiritualità» [31] basati su un cristocentrismo conforme alla tradizione monastica, un attaccamento alla vita e alla Regola di san Benedetto e una conoscenza della corrente spirituale a cui essa appartiene. Ha ricevuto il dono della parola e dell’insegnamento. Condivide la propria esperienza, con semplicità e verità. Invita a ricorrere «direttamente alla Scrittura e alla Liturgia, cioè ai due luoghi più degli altri validi per una riscoperta/presentazione di Cristo, nella persuasione che nella Scrittura e nella Liturgia i valori più essenziali e perenni del Cristianesimo diventano visione diretta ed esperienza efficace e profonda».[32] L’insegnamento mectildiano basato sulla Scrittura attinta nella liturgia lascia quindi trasparire una teologia monastica che conferisce alla sua dottrina un valore non solo durevole, ma universale.

«Benché nel Seicento francese le personalità femminili di primo piano sulla scena religiosa compongono una legione, un solo nome può rappresentarle tutte, quello di Catherine Mectilde de Bar»[33], in particolare come testimone della teologia monastica del XVII secolo.



[1]              Cf .Genovefa Guerville O.S.B. ap, Catherine Mectilde de Bar. II. Uno stile di «Lectio divina « nel secolo XVII, Roma, Città Nuova 1989. Sul monachesimo femminile, si veda: Anna-Maria Cànopi, OSB, Monachesimo benedettino femminile, Orizzonti monastici, 7, Seregno 1994.

[2]              N° 394, Chapitre du 2ème  vendredi de l’Avent, 1693 (5/5).

[3]              N° 2949, Conférence après Pâques 1694 (93/1): tr. it. in Catherine Mectilde de Bar, L’anno liturgico, ed. Glossa, Milano 1997, pp. 221-222. (da qui in poi citato con AL/1).

[4]              Catherine Mectilde de Bar, L’anno liturgico, cit., vedere Il « Corpus Domini », Introduzione generale di dom Giorgio Bertolini O. Cist., pp. 270-274 (271).

[5]              N° 2949, Conférence après Pâques 1694 (93/1): tr. it. in AL/1, pp. 221-222.

[6]              N° 2949, Conférence après Pâques 1694 (93/1). Tr. it in AL/1, p. 222.

[7]              N° 2949, Conférence après Pâques 1694 (93/1).Tr. it in AL/1, p. 222.

[8]              Cfr. Véronique Andral O.S.B. ap (a cura di), Catherine Mectilde de Bar. l. Un carisma nella tradizione ecclesiale e monastica, Roma, Città Nuova, 1988 ; Catherine Mectilde de Bar, L’anno liturgico, ed. Glossa, Milano 1997.

[9]              Benedetto Calati O.S.B. Cam, Sapienza monastica, saggi di storia, spiritualità e problemi monastici, a cura di Alessandra Cislaghi e Giordano Remondi, Studia Anselmiana 117, Roma, 1994, p. 191.

[10]             Catherine de Bar XE "Catherine de Bar" , Fondation de Rouen, Bénédictines du Saint-Sacrement, Rouen XE "Rouen" , 1977, p. 56. Vedi anche Daniel-Odon Hurel, «Madre Mectilde e il Cerimoniale delle Benedettine del SS. Sacramento nel XVII e XVIII secolo» in Deus absconditus, Anno 98, n. 4, Ottobre-Dicembre 2007, pp. 24-40.

[11]             Réginald Grégoire, O.S.B., La teologia monastica, Orizzonti monastici, 8, Seregno 1994, p. 68ss.

[12]             http:/www.ratzinger.it  Joseph Cardinal Ratzinger, la théologie de la liturgie – Fontgombault, 22-24 juillet 2001.

[13]             Ibidem.

[14]             Ibidem.

[15]             Ibidem.

[16]             Exercices spirituels ou pratique de la Règle de saint Benoît, à Paris, 1686. Aux Religieuses Bénédictines de l’adoration perpétuelle du Très Saint-Sacrement. Cf .Genovefa Guerville O.S.B. ap, o. c., p. 56. Sulla lettura della Bibbia nei nostri monasteri ai tempi di madre Mectilde, vedere pp. 54-60.

[17]             Il Breviario benedettino fu promulgato da Paolo V nel 1612.

[18]             Genovefa Guerville O.S.B. ap, o. c., p. 89.

[19]             N° 86, Lettre à une religieuse sur l’Evangile du dimanche de la sexagésime, (CC 64/1).

[20]             Benedetto Calati O.S.B. Cam., Sapienza monastica, o. c., p. 189.

[21]             Sulla Lectio divina oggi, vedi La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, Instrumentum laboris, XII Assemblea Generale Ordinaria del sinodo dei Vescovi, città del Vaticano 2008, nn. 38-41.

[22]             N° 2690, Conférence pour le 18ème dimanche d’après la Pentecôte (CC 129/1).

[23]             Genovefa Guerville O.S.B. ap, o. c., pp. 119-120. Vedi anche CARDI Fabio,  «I carismi, vangelo fatto vita» in Sequela Cristi, 2007/02, 174-188 (177).

[24]             N° 2110, conférence pour le dimanche dans l’octave de l’Ascension (CC 104/1).

[25]             Genovefa Guerville O.S.B. ap, o. c., pp. 119-120.

[26]             Ibidem.

[27]             Réginald Grégoire, O.S.B., La teologia monastica, o. c., p. 74.

[28]             S. Marsili, La teologia monastica nel secolo XX in La Novalesa, Ricerche – Fonti documentarie – Restauri, Comunità Benedettina dei S. S. Pietro e Andrea, 1981, vol. 1, 303-317, (305).

[29]             Jean Leclercq, Esperienza spirituale e teologia, Jaca Book 1990, pp. 31-32.

[30]             Jean Leclercq, o. c. pp. 33-34.

[31]             Catherine Mectilde de Bar, Non date tregua a Dio. Lettere alle monache 1641-1697, ed. Jaca Book, Milano 1979, pp. 17-20.

[32]             S. Marsili, La teologia monastica nel secolo XX,  o. c., p. 306.

[33]             Mariella Carpinello, Il monachesimo femminile, Mondadori, Milano 2002, p. 192.